In cui parlo con la mamma
Oggi sono stata a trovare mia madre in ospedale. Cosa che ho fatto anche ieri, che farò domani e il giorno dopo ancora, e così via finché non la dimettono o non decide come al solito che gli scompensi cardiaci smettono di esistere se non ci pensi e torni a lavoro contro il parere dei medici.
Non è stato un periodo semplice neanche per la mamma, questo devo ricordarmelo."Stavolta resto finché non sono guarita però. E a casa farò la dieta come aveva detto il dottore".
Mia madre a dieta è un inferno, ma almeno dura solo quattro giorni.
Anche se ospedale e reparto possono variare, il canovaccio è sempre lo stesso: arrivo in anticipo sull'orario di visita perché ho paura che se ritardassi penserebbe che mi sono scordata o che la vado a trovare controvoglia; lei esce dal reparto e prendiamo un caffè alle macchinette; guardiamo gli altri visitatori e proviamo ad assegnarli ai pazienti che scorgiamo dalle porte passando nel corridoio; arriva l'orario di visita ma preferiamo rimanere fuori - i figli che vanno a trovare i genitori anziani insieme alle badanti sono estremamente irascibili e non mi piace che mia madre ascolti i loro sfoghi emotivi, non mi piace che possa pensare che un giorno potrei diventare come loro, perché è probabile.
La conversazione inizia sempre con me che chiedo le novità mediche e vengo ragguagliata a riguardo, intanto mamma mi indica i dottori e gli infermieri che ci passano davanti indaffarati e li recensisce: quello è molto scrupoloso, quell'altro mi fa fare un sacco di risate, quella lì è stata talmente brava a farmi l'emogas che non ho sentito niente.
Oggi le ho collegato il mio account Spotify sul telefono e le ho fatto qualche playlist, con la solenne promessa da parte sua che non le ascolterà a volume alto finché non le porterò degli auricolari.
"Qua urlano tutti. C'è il vecchio sulla barella in corridoio che passa la sera a gridare che i generali dell'esercito sono coglioni e io non posso ascoltare Lucio Dalla?"
Vero.
Questo cerimoniale prescritto dal contesto occupa all'incirca una mezz'oretta, dopodiché la mamma smette di essere la povera tenera mamma che indossa il pigiama rosa a fiori e la vestaglia lontana da casa e ritorna ad essere, semplicemente, Rita.
Rita la matriarca, colei che cura e governa le nostre esistenze ruotando il timone della famiglia e navigandoci verso le acque dei sensi di colpa e di inadeguatezza.
Una regata che io e le mie sorelle affrontiamo spedite, con lo sguardo a prua e le vele gonfie di "Sei ingrassata", "Sei sporca", "Sei pigra", "Stai facendo la pazza", "Dove vai conciata così", "Non hai ancora concluso nulla", "Irriconoscenti", "Mi farete morire", "Nessuno pensa a me", "Potevo avere una vita diversa, potevo sposare un avvocato". La storia dell'avvocato viene usata di solito contro nostro padre, che, per continuare la metafora marinaia, sta legato, imbavagliato e nascosto nella stiva; noi l'abbiamo trovato già così.
"Stai facendo la pazza" invece è prerogativa esclusiva di Laura, perché in effetti fa la pazza e ha rotto i coglioni a tutti. È la piccola di casa ed è impossibile che sia nostra sorella. Ha diciannove anni, veste di canapa perché pensa di essere un elfo o un orso o una ghianda e vive insieme a un cretino in una comune agricola.
Io e Virginia invece ci becchiamo un po' la qualsiasi e, in genere, abbozziamo con nonchalance.
Virginia è forte. Ha cinque anni più di me e per questo me la sono goduta poco in casa. Adesso ha Si è sposata da poco, vive a Monaco e merita un post a parte perché è la mia persona preferita.
Ma torniamo da Rita, che stava eruttando dal pigiamone a fiori.
Mi aspettavo: a) raccomandazioni sulla cura della casa con non troppo velato disfattismo - "Tanto lo so che mi farete trovare un macello, perché fate sempre cosìììì!?", seguito da b) "Perché hai lasciato Stefano, morirai da sola, sei una donna quindi ti serve un uomo, avevate una casa stavate costruendo qualcosa lui è buono guarda che un altro così non lo trovi io lo chiamo anzi chiamo sua madre"; o b) seguito da a).
Invece.
Invece l'argomento Stefano è stato toccato, ma a parlare è stata la mamma morbida nel soffice pigiamo rosa a fiori.
"Hai finito di prendere le tue cose?"
"Finisco domani, Stefano dice che posso passare in mattinata perché lui è al lavoro e non vuole vedermi perché sono una stronza"
"E questo solo perché hai osato lasciarlo"
"Già"
"Ma alla fine sei riuscita a spiegargli perché l'hai lasciato?"
"No, ma non credo che gli interessi. E io ho fatto il possibile per comportarmi da persona matura. E credo sia da persona matura accettare che lui mi odi"
"È proprio un coglione"
"Sì, beh potevi farmelo notare prima"
"Come se tu mi avresti dato retta. Mi piaceva Stefano, ma non si è comportato bene da quando sei andata via di casa. Chiama ancora di notte?"
"Non lo so, metto il cellulare in modalità aereo. Dagli ultimi messaggi sembrava tranquillo. Nell'ultimo ha anche usato una faccina sorridente"
"Non è un buon segno. Fatti accompagnare domani"
"Ok"
"E compra il Vernel"
"Ce lo abbiamo il Vernel"
"Se c'avete ancora il Vernel vuol dire che non avete ancora fatto una cazzo di lavatrice da quando sto qua. Madonna, ma che ho fatto di male -"
Eccetera.



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