In cui trovo lavoro
Il fine settimana scorso sono stata a
Roma da Serena. Sono arrivata in treno il venerdì pomeriggio e siamo
andate direttamente ai campi di calcio per tifare i nostri amici alla
finale di un torneo in stile Scapoli vs. Ammogliati.
Personalmente, avrei preferito andare a
farmi un aperitivo, anche in uno di quei localacci da studenti
alternativi di San Lorenzo che ti mettono il vino nei bicchieri di
carta.
Avevamo pure un cartellone realizzato
con pennarelli mezzi scarichi e che, a soli sei secondi dal fischio
di inizio, è stato abbandonato addosso alla rete sopra il mio
borsone.
Mentre il mio borsone faceva il tifo
per i nostri amici, io e Sere abbiamo fatto il giro del campo e ci
siamo piazzate dietro la panchina della squadra avversaria, vero e
unico motivo della nostra presenza alla partita.
Invecchio, mi sposto, cambio giro,
eppure mi ritrovo ad accompagnare l'amica infatuata di turno alle
partite di calcetto per sbirciare il tipo in calzoncini di turno.
Questo nella fattispecie, è un tatone lituano entrato nelle nostre
vite grazie al programma Erasmus della nostra facoltà, tanto scrauso
per destinazioni quanto efficiente a procurare di sbalzi ormonali.
Una volta appurato che il lituano era
ancora in possesso della sua bellezza vichinga, Serena ha scollegato
il cervello dalla vagina e lo ha riattaccato alla bocca, arrivando
finalmente a dirmi che il padre cerca animatori per villaggi vacanze
per la sua agenzia.
Mini-ictus per il pensiero di me che
faccio l'animatrice.
Mega-evviva per me che arrivo a
settembre con del danaro per affittarmi una stanza a Roma.
Mini-ictus perché appartengo alla
stessa specie animale che ha inventato i villaggi vacanze.
Mega-evviva che forse è la volta buona
che mi abbronzo.

