lunedì 13 marzo 2017

Buchi neri super massicci di confusione mentale

In cui faccio un brusco reality check




È stata una settimana di amari bilanci.
Martedì mi sono accorta che tutta la pianificazione degli ultimi due mesi, tutta l'eccitazione per la potenzialità, tutto l'entusiasmo per il cambiamento non sarebbero significati nulla se non fossi passata all'azione. Stavo ricadendo nel solito pattern di noia, film, serie tv, riviste, shopping online e sogni ad occhi aperti. Stavo sprecando quanto conquistato finora - tipo: la libertà da una relazione che ormai mi andava stretta, da una vita che sembrava sfuggire al mio controllo, dall'apatia. E nell'apatia stavo ricadendo.
Mercoledì mi sono accorta dell'elevata probabilità di non riuscire a riprendere posto nello studentato. Bella gatta da pelare questa, che ha portato al giovedì, in cui mi sono sorpresa ad elaborare strategie di adattamento alla vita da pendolare, scivolando nella più bieca autocommiserazione mentre controllavo gli abbonamenti Cotral/FS/ItaloTreno/Animalidasoma.
Venerdì ho deciso fermamente che Giammai Daria, o Roma o la morte!, e ho ricominciato ad arrovellarmi il cervello circa il modo in cui riconquistare il mio amato status di fuorisede. L'ottimismo è rientrato in circolo, gli uccellini cantavano e fratello sole e sorella luna. Poi ho fatto la cosa più idiota del mondo: ho controllato il saldo del conto in banca.
Sei euro virgola ventotto centesimi.
Sabato sono andata sul terreno di nonno. Ho dato da mangiare ai maiali, ho calcolato a occhio e croce che restano loro ancora un paio di mesi di vita prima di diventare salsicce, prosciutti e costolette, e un po' li ho invidiati perché loro almeno un modo di entrare nel nostro sistema economico ce l'hanno, 'sti porci.
Domenica il cervello ha fatto voooooom voooooom voooooom tutto il giorno, senza produrre alcunché di concettualmente risolutivo o perlomeno appetibile, anche solo per l'immaginazione.
Sei. Virgola. Ventotto.
Mi servono: un lavoro, una casa, qualcuno con cui dividerla, la sanità mentale necessaria a trovare lavoro-casa-coinquilini e a preparare gli ultimi esami della triennale.
Non mi servono: voooooom voooooom voooooom, persone che mi dicono di accontentarmi o che tanto non ce la posso fare, che non sono abbastanza sveglia o forte per farcela.
Non devo andare in palla proprio adesso.


venerdì 10 marzo 2017

Underground beauty routine

In cui diffido dell'alta profumeria



Io diffido dell'alta profumeria.
Credo, inoltre, che come consumatrice non potrei nemmeno collocarmi nella fascia della media? bassa? profumeria, quella da supermercato, per intenderci. No, sto più giù ancora, nell'underground.
Nel tempo ho infatti affinato la somma arte di ottenere il massimo risultato col minimo dispendio economico e riesco a soddisfare le necessità della mia pelle con una spesa quasi irrisoria.
Faccio eccezioni per brand specializzati che tirano fuori novità a livello tecnologico (tipo che tengo d'occhio questa roba alla ceramide di Dr. Jart+ da qualche settimana ormai) o cose su cui non saprei come sperimentare (tipo l'autoabbronzante, le chiazze lasciamole a mucche e cavalli), ma per i prodotti di uso quotidiano mi sento in una botte di ferro.

Non so se sia perché preferisco spendere soldi in altro - hamburger libri vestiti, in questo preciso ordine - o se sia perché percepisco la mia opposizione all'alta profumeria come una lotta socialista al sacrificio economico imposto dal capitalismo sulla pelle delle donne (ciao Sephora, cacciami una special edition di smalti Falce&Martello che facciamo pace!) - dico, non so bene quale sia il motivo, ma vivo questa mia beauty routine frugale con sinceri e spontanei moti di orgoglio, quindi la condivido qui.

Premessa: ho una pelle normale, ma che si scatena nelle peggio azioni di guerriglia dermica nel periodo premestruale.


Detersione/ Idratazione





Detergente intimo + acqua ossigenata + crema corpo OMIA

Alle medie, mi pare, ho studiato la questione del PH durante educazione tecnica: PH acido = chiude, PH basico = apre. Il detergente intimo femminile ha un PH più acido di quello della pelle, quindi astringe. Inoltre, dato che è un prodotto pensato per entrare in contatto con la vaginga vichinga, parte intima femminile bellicosa e famosa per la sua capacità di sviluppare candidosi appena sbagli approccio, non contiene agenti aggressivi per la pelle.
Per l'acqua ossigenata il discorso è molto più semplice: i brufoli sono infiammazioni, infezioni, schifo: l'acqua ossigenata pulisce, disinfetta.
Per la crema corpo OMIA siamo a livelli di semplicità disarmanti: avevo finito la crema viso, ho ripiegato su questa che avevo in casa e sono rimasta piacevolmente sorpresa, morbidosa, non unta e senza tutti i punti neri che mi uscivano con la maggior parte delle creme viso.
La OMIA produce anche creme viso, ma quella corpo ha più prodotto e funziona, quindi.

Scrub/Maschera purificante




Bicarbonato
Granuloso, basico. Esfolia, secca, spurga. Fine.
Potete pure farci una pappetta con due parti di bicarbonato e una d'acqua da tenere in posa qualche minuto sulle zone più critiche. Io così ci ho gestito tutta la rognosa acne puberale.





Emergenza brufoli dolorosi/mostruosi sfiguranti





Gentamicina
Per quando un vulcano appare sulla vostra faccia e non potete fare a meno di farlo eruttare. Ecco, dopo la spremitura applicate la gentamicina per combattere l'infezione.



Ittiolo
Per quando sapete che il vulcano sta per venire in superfice, ma ritarda. Il bastardo s'incista e provoca pure dolore. L'ittiolo puzza e macchia, ma tira fuori tutto il magma che vi provoca fastidio.
Applicate l'ittiolo su un tampone e assicuratelo al brufolo con un cerotto.
Andate a dormire e la mattina dopo sarete pronti per rievocare la Pompei del 79 dopo Cristo.
Dopodiché gentamicina.

Poi ci sarebbero anche tutte le varie menate che si possono fare con gli oli di cocco, di ricino, d'oliva, di mandorle, ma anche se funzionano non ho la pazienza di starmi a condire come un cous cous tunisino.

Andate e detergetevi, esfoliatevi, ungetevi e spremetevi in pace ed economia.

giovedì 9 marzo 2017

Tutte vorrebbero staccarela testa a quel bietolone di Paul Rudd

In cui non sono ancora riuscita a farmi restituire la mia roba dall'Idiota
e cerco di indirizzare la mia rabbia contro stereotipi cinematografici maschili idioti





giovedì 2 marzo 2017

Alohomora

In cui mi sento superiore.
E mi ammazzo dalle risate.
:)



Riporto testualmente, perché pubblicare gli stamp delle conversazioni private mi pare una mancanza di rispetto imperdonabile anche in questa situazione.

"Giovedì mattina?"

"Va bene :)"

:)

Dato il comportamento incazzoso e scostante del mio ex delle ultime settimane, la faccina sorridente alla fine della conversazione l'avevo trovata abbastanza creepy. L'ha detto pure mamma. Per andare a prendere gli ultimi scatoloni - libri, cd, lo stereo!, maglioni, uno specchio, una lampada, i fumetti di Zerocalcare - ho chiesto a Giulia di accompagnarmi.

"Sai, non è che sia tanta roba... però c'è questo fatto della faccina che... non so... mi inquieta"
"Lo capisco, dato il personaggio"

Sinceramente: mi aspettavo una cattiveria, ma una cattiveria efficace. Una di quelle robe atte a significare non ho bisogno di te/non ti ho mai amata/ti ho già dimenticata/vaffanculostronza. Roba tipo residui di una festa parecchio  alcolica, biancheria intima femminile sconosciuta, confezioni di preservativi aperte e lanciate in giro come coriandoli.
Sopravvalutare il nemico è quasi peggio di sottovalutarlo.
Saliamo in macchina, percorriamo strade familiari, parcheggiamo dove ho parcheggiato tutti i giorni negli ultimi due anni.
Salutiamo il portiere, saliamo le scale.

Avevo pensato a questo momento, prima della faccina. Avevo pensato al gatto. Avevo paura di come mi sarei sentita a entrare in quella casa sapendo che sarebbe stata l'ultima volta. Avevo pensato a quando, dopo essere andati a vivere insieme, andavo a pranzo dai miei e vedevo la mia vecchia camera e sapevo che quella non era più casa mia: era strano. E avevo pensato automaticamente a casa di mia nonna, a come anche dopo cinque anni che è morta saprei ripercorrerne esattamente le stanze, collocarne ogni mobile, soprammobile, centrino al posto giusto.
Una casa è una casa è una casa è una casa è una casa.
Una casa è tutto.

Arriviamo alla porta, il gatto miagola e graffia lo stipite dall'interno. Pesco le chiavi dalla borsa afferrandole dal portachiavi a forma di tucano, infilo la chiave nella toppa.
Non gira.
Riprovo.
Non gira, non c'è gioco, s'incastra, si muove lasca nella serratura, non è la sua maledettissima chiave, non è la sua maledettissima serratura. L'hai cambiata.
Mi hai detto di venire a prendermi la mia roba dopo avermi detto che altrimenti l'avresti buttata in strada e hai cambiato la serratura. Imbecille.

Ho guardato Giulia negli occhi. Mi guardava con la bocca socchiusa dalla sorpresa e un'espressione indescrivibile: un misto di delusione, sconcerto e timore che scoppiassi in lacrime perché ferita, per il nervoso. Ho girato la chiave e ho riprovato a inserirla nella serratura un paio di volte, poi mi mi sono girata verso Giulia e ho detto:
"Alohomora"
ALOHOMORA.
Siamo rimaste qualche minuto sul pianerottolo a ridere e poi abbiamo preso le scale urlando incantesimi a cazzo di Harry Potter.
Vivere insieme a persone piccine e insignificanti ti insegna a fare ironia sulle azioni piccine e insignificanti.

Siamo andate a mangiare cinese e a studiare nuove strategie: ti faccio la scenata su quanto siano insulsi questi mezzucci passivo-aggressivi? Ricambio con la stessa moneta e, con tono pacato sereno serafico, ti informo che i pochi dubbi che avevo sul lasciarti me li ha fatti passare rivelandoti in tutta la tua idiozia? Oppure la tre (che è la mia preferita perché voglio proprio vedere come reagisci): non darti soddisfazione alcuna, mostrarti l'inutilità della tua patetica trovata.
La tre.
Apro Whatsapp e scrivo "Scusa, stamattina non mi partiva la macchina e non sono riuscita a passare. Fammi sapere."



Chissà quando riuscirò a riprendermi la mia cazzo di roba. 
E come.


mercoledì 1 marzo 2017

Mommie dearest

In cui parlo con la mamma


Oggi sono stata a trovare mia madre in ospedale. Cosa che ho fatto anche ieri, che farò domani e il giorno dopo ancora, e così via finché non la dimettono o non decide come al solito che gli scompensi cardiaci smettono di esistere se non ci pensi e torni a lavoro contro il parere dei medici.
Non è stato un periodo semplice neanche per la mamma, questo devo ricordarmelo.
"Stavolta resto finché non sono guarita però. E a casa farò la dieta come aveva detto il dottore".
Mia madre a dieta è un inferno, ma almeno dura solo quattro giorni.
Anche se ospedale e reparto possono variare, il canovaccio è sempre lo stesso: arrivo in anticipo sull'orario di visita perché ho paura che se ritardassi penserebbe che mi sono scordata o che la vado a trovare controvoglia; lei esce dal reparto e prendiamo un caffè alle macchinette; guardiamo gli altri visitatori e proviamo ad assegnarli ai pazienti che scorgiamo dalle porte passando nel corridoio; arriva l'orario di visita ma preferiamo rimanere fuori - i figli che vanno a trovare i genitori anziani insieme alle badanti sono estremamente irascibili e non mi piace che mia madre ascolti i loro sfoghi emotivi, non mi piace che possa pensare che un giorno potrei diventare come loro, perché è probabile.
La conversazione inizia sempre con me che chiedo le novità mediche e vengo ragguagliata a riguardo, intanto mamma mi indica i dottori e gli infermieri che ci passano davanti indaffarati e li recensisce: quello è molto scrupoloso, quell'altro mi fa fare un sacco di risate, quella lì è stata talmente brava a farmi l'emogas che non ho sentito niente.
Oggi le ho collegato il mio account Spotify sul telefono e le ho fatto qualche playlist, con la solenne promessa da parte sua che non le ascolterà a volume alto finché non le porterò degli auricolari.
"Qua urlano tutti. C'è il vecchio sulla barella in corridoio che passa la sera a gridare che i generali dell'esercito sono coglioni e io non posso ascoltare Lucio Dalla?"
Vero.
Questo cerimoniale prescritto dal contesto occupa all'incirca una mezz'oretta, dopodiché la mamma smette di essere la povera tenera mamma che indossa il pigiama rosa a fiori e la vestaglia lontana da casa e ritorna ad essere, semplicemente, Rita.


Rita la matriarca, colei che cura e governa le nostre esistenze ruotando il timone della famiglia e navigandoci verso le acque dei sensi di colpa e di inadeguatezza.
Una regata che io e le mie sorelle affrontiamo spedite, con lo sguardo a prua e le vele gonfie di "Sei ingrassata", "Sei sporca", "Sei pigra", "Stai facendo la pazza", "Dove vai conciata così", "Non hai ancora concluso nulla", "Irriconoscenti", "Mi farete morire", "Nessuno pensa a me", "Potevo avere una vita diversa, potevo sposare un avvocato". La storia dell'avvocato viene usata di solito contro nostro padre, che, per continuare la metafora marinaia, sta legato, imbavagliato e nascosto nella stiva; noi l'abbiamo trovato già così.
"Stai facendo la pazza" invece è prerogativa esclusiva di Laura, perché in effetti fa la pazza e ha rotto i coglioni a tutti. È la piccola di casa ed è impossibile che sia nostra sorella. Ha diciannove anni, veste di canapa perché pensa di essere un elfo o un orso o una ghianda e vive insieme a un cretino in una comune agricola.


Io e Virginia invece ci becchiamo un po' la qualsiasi e, in genere, abbozziamo con nonchalance.
Virginia è forte. Ha cinque anni più di me e per questo me la sono goduta poco in casa. Adesso ha Si è sposata da poco, vive a Monaco e merita un post a parte perché è la mia persona preferita.
Ma torniamo da Rita, che stava eruttando dal pigiamone a fiori.
Mi aspettavo: a) raccomandazioni sulla cura della casa con non troppo velato disfattismo - "Tanto lo so che mi farete trovare un macello, perché fate sempre cosìììì!?", seguito da b) "Perché hai lasciato Stefano, morirai da sola, sei una donna quindi ti serve un uomo, avevate una casa stavate costruendo qualcosa lui è buono guarda che un altro così non lo trovi io lo chiamo anzi chiamo sua madre"; o b) seguito da a).
Invece.
Invece l'argomento Stefano è stato toccato, ma a parlare è stata la mamma morbida nel soffice pigiamo rosa a fiori.

"Hai finito di prendere le tue cose?"

"Finisco domani, Stefano dice che posso passare in mattinata perché lui è al lavoro e non vuole vedermi perché sono una stronza"

"E questo solo perché hai osato lasciarlo"

"Già"

"Ma alla fine sei riuscita a spiegargli perché l'hai lasciato?"

"No, ma non credo che gli interessi. E io ho fatto il possibile per comportarmi da persona matura. E credo sia da persona matura accettare che lui mi odi"

"È proprio un coglione"

"Sì, beh potevi farmelo notare prima"

"Come se tu mi avresti dato retta. Mi piaceva Stefano, ma non si è comportato bene da quando sei andata via di casa. Chiama ancora di notte?"

"Non lo so, metto il cellulare in modalità aereo. Dagli ultimi messaggi sembrava tranquillo. Nell'ultimo ha anche usato una faccina sorridente"

"Non è un buon segno. Fatti accompagnare domani"

"Ok"

"E compra il Vernel"

"Ce lo abbiamo il Vernel"

"Se c'avete ancora il Vernel vuol dire che non avete ancora fatto una cazzo di lavatrice da quando sto qua. Madonna, ma che ho fatto di male -"

Eccetera.