giovedì 6 aprile 2017

In cui trovo lavoro



Il fine settimana scorso sono stata a Roma da Serena. Sono arrivata in treno il venerdì pomeriggio e siamo andate direttamente ai campi di calcio per tifare i nostri amici alla finale di un torneo in stile Scapoli vs. Ammogliati.
Personalmente, avrei preferito andare a farmi un aperitivo, anche in uno di quei localacci da studenti alternativi di San Lorenzo che ti mettono il vino nei bicchieri di carta.
Avevamo pure un cartellone realizzato con pennarelli mezzi scarichi e che, a soli sei secondi dal fischio di inizio, è stato abbandonato addosso alla rete sopra il mio borsone.
Mentre il mio borsone faceva il tifo per i nostri amici, io e Sere abbiamo fatto il giro del campo e ci siamo piazzate dietro la panchina della squadra avversaria, vero e unico motivo della nostra presenza alla partita.
Invecchio, mi sposto, cambio giro, eppure mi ritrovo ad accompagnare l'amica infatuata di turno alle partite di calcetto per sbirciare il tipo in calzoncini di turno. Questo nella fattispecie, è un tatone lituano entrato nelle nostre vite grazie al programma Erasmus della nostra facoltà, tanto scrauso per destinazioni quanto efficiente a procurare di sbalzi ormonali.
Una volta appurato che il lituano era ancora in possesso della sua bellezza vichinga, Serena ha scollegato il cervello dalla vagina e lo ha riattaccato alla bocca, arrivando finalmente a dirmi che il padre cerca animatori per villaggi vacanze per la sua agenzia.
Mini-ictus per il pensiero di me che faccio l'animatrice.
Mega-evviva per me che arrivo a settembre con del danaro per affittarmi una stanza a Roma.
Mini-ictus perché appartengo alla stessa specie animale che ha inventato i villaggi vacanze.

Mega-evviva che forse è la volta buona che mi abbronzo.

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